Modulo 1 · Cosa deve fare il tuo sito
Le pagine che servono, e quelle che no
Lezione gratuita del laboratorio Il tuo sito online in un fine settimana.
Dal campo
Uno studio di consulenza chiede di rifare il sito. Il menu attuale ha undici voci: tre di queste aprono sottomenu con altre sei. In tutto, cinquantadue pagine. Le statistiche dicono che quarantatré di quelle pagine, in un anno, non le ha aperte nessuno.
Erano il risultato di dieci anni di «aggiungiamo anche questo». Ognuna, presa da sola, sembrava sensata. Insieme rendevano impossibile trovare qualunque cosa.
Il sito nuovo ha quattro pagine. Le richieste di contatto sono cresciute senza spendere un euro in pubblicità.
Le quattro che bastano
Per la maggior parte delle attività italiane il sito completo è questo.
La pagina iniziale. Cosa fai, dove, per chi e come ti si contatta. È la pagina che vedrà il novanta per cento di chi arriva, nella maggior parte dei casi l’unica. Deve funzionare da sola, come se le altre non esistessero.
I servizi (o i prodotti). Cosa vendi, spiegato in modo che chi non è del mestiere capisca cosa ottiene. Se i servizi sono pochi possono stare tutti in una pagina; se sono distinti e vengono cercati con parole diverse, una pagina ciascuno.
Chi siamo. Serve, ma non dove pensi. Chi è arrivato sul sito e sta per contattarti spesso passa di qui per l’ultimo controllo: vuole vedere che dietro c’è qualcuno di reale. Facce vere, nomi veri, dove siete. Non serve la storia dal 1978.
Contatti. Telefono, email, indirizzo, orari e un modulo. Sembra la pagina più banale ed è quella che si sbaglia di più, perché spesso è l’unica cosa che la persona stava cercando.
Per la mappa basta un link «Apri in Google Maps» sotto l’indirizzo. La mappa incorporata nella pagina porta con sé i cookie di Google e con loro l’obbligo del banner: il link fa lo stesso servizio a chi è sul telefono, che la apre comunque nell’app.
Accanto alle quattro ci sono due pagine di servizio, che non vanno nel menu: la pagina di conferma, che vede chi ha inviato il modulo; l’informativa privacy, raggiungibile dal fondo di ogni pagina. Se ne parla nella prossima lezione e nella sesta.
Altre pagine si aggiungono solo quando c’è una ragione precisa, non «perché ci vuole».
Le pagine che quasi nessuno legge
Il blog che non aggiornerai. Tre articoli del 2021 in cima alla pagina dicono a chi arriva che l’azienda si è fermata. Meglio nessun blog che un blog abbandonato. Se non hai un piano per scrivere con costanza, non aprirlo: se ne riparla quando scrivere con costanza diventa un progetto a sé.
La pagina «news» con l’ultimo aggiornamento di due anni fa. Stessa storia.
Le certificazioni e i loghi dei partner in pagina propria. Sono prove e stanno dove servono: una riga accanto al pulsante del preventivo, per esempio.
La galleria con centoventi foto. Sei foto scelte bene, dentro la pagina dei servizi, lavorano molto di più.
Cosa mettere nella prima schermata
La parte alta della pagina iniziale è l’unica che quasi tutti vedono. Deve contenere quattro cose, in quest’ordine.
Una frase che dice cosa fai e dove. Una riga che dice per chi, o cosa risolvi. L’azione principale, come pulsante ben visibile: chiama, scrivi, chiedi un preventivo. Un elemento di prova: da quanto lavorate, quanti clienti, un numero vero, oppure le recensioni con il punteggio.
Tutto qui. Se stai pensando di metterci anche altro, quell’altro va sotto.
La regola del menu
Il menu del sito ha da tre a cinque voci. Sopra le cinque, chi arriva smette di leggerle e va a cercare da un’altra parte, di solito il pulsante di chiamata o la ricerca su Google.
Se ti servono più voci, quasi sempre vanno raggruppati i contenuti. Tre servizi in una pagina «Servizi» funzionano meglio di tre voci separate, perché chi non sa quale gli serve li vede insieme e sceglie.
Al lavoro con l’AI
Da usare con le tre righe della lezione precedente già scritte.
«Ecco cosa fa la mia attività e cosa deve succedere sul sito: [le tue tre righe]. Proponimi la struttura minima del sito: quali pagine servono davvero e, per ciascuna, quali sezioni deve contenere e in che ordine. Vincolo: il menu non può avere più di cinque voci; la pagina iniziale deve funzionare da sola per chi non aprirà nient’altro. Per ogni pagina che proponi, dimmi a quale domanda di chi arriva risponde: se non sai dirlo, toglila.»
Quando hai già un sito da rifare:
«Ti incollo il menu del mio sito attuale. Per ogni voce dimmi se risponde a una domanda che si fa chi sta decidendo se contattarmi, oppure se è lì perché ce l’hanno tutti. Proponimi come raggruppare le voci per arrivare a un massimo di cinque, poi quali contenuti spostare invece che cancellare.»
Errori comuni
- Aprire un blog che non si aggiornerà: tre articoli vecchi di due anni in home dicono che l’azienda si è fermata.
- Un menu con più di cinque voci: sopra quella soglia si smette di leggerlo e chi arriva torna su Google.
- Dare una pagina a ogni cosa: cinquantadue pagine di cui quaranta mai aperte sono il risultato di dieci anni di «aggiungiamo anche questo».
- Trattare la pagina contatti come banale: per molti visitatori è l’unica che stavano cercando.
- Mettere la galleria da centoventi foto: sei foto scelte, dentro la pagina giusta, convincono di più.
Checklist operativa
- Elenca le pagine del tuo sito e, per ognuna, scrivi a quale domanda di chi arriva risponde.
- Togli o accorpa ogni pagina per cui non sai rispondere.
- Porta il menu a un massimo di cinque voci.
- Scrivi cosa va nella prima schermata: frase, per chi, azione, prova.
- Decidi se il blog serve davvero: se non hai un piano di scrittura, non aprirlo.
- Metti sotto l’indirizzo un link a Google Maps, non la mappa incorporata.