Modulo 1 · Cosa deve fare il tuo sito

Dove finisce chi arriva

7 minuti di lettura A cura di Dario Pagnoni

Lezione gratuita del laboratorio Il tuo sito online in un fine settimana.

Dal campo

Un’agenzia immobiliare aggiunge al sito un modulo per richiedere una valutazione. Undici campi: nome, cognome, email, telefono, indirizzo dell’immobile, metratura, anno di costruzione, classe energetica, presenza di box, motivo della vendita, note.

In due mesi, tre invii. Il modulo viene ridotto a tre campi: nome, telefono, indirizzo dell’immobile. Nei due mesi successivi gli invii si contano a decine. Le altre otto informazioni le raccoglie chi richiama, in trenta secondi di telefonata.

Il modulo è il punto in cui una persona decide di alzare la mano: ogni campo in più è un motivo per non farlo.

L’azione principale, ripetuta

Il pulsante che porta all’azione principale va ripetuto lungo la pagina, non messo una volta sola. In cima, dopo la spiegazione dei servizi e in fondo.

Chi legge decide in momenti diversi. Nel momento in cui decide deve avere il pulsante sotto gli occhi, senza dover risalire.

Sul telefono vale una cosa in più: il numero di telefono deve essere cliccabile, così che un tocco avvii la chiamata. Sembra ovvio e manca in metà dei siti delle piccole imprese italiane, dove il numero è scritto dentro un’immagine o come testo semplice. Chi è in piedi davanti a un cantiere non lo copia a mano.

Quanti campi

La regola pratica: chiedi solo quello che ti serve per richiamare. Tutto il resto si chiede parlando.

Per quasi tutte le attività sono tre campi: nome, un recapito (telefono o email) e una riga di testo libero. Se il servizio richiede un dato indispensabile per rispondere, quello è il quarto.

Ogni campo in più abbassa il numero di invii. I campi che chiedono cose personali o impegnative lo abbassano molto. «Motivo della vendita» è una domanda legittima da fare al telefono e una barriera scritta in un modulo.

C’è un caso opposto, da conoscere: se ricevi troppe richieste inutili, un campo in più filtra. Ma è un problema che si affronta quando arriva, non prima.

Un modulo su un sito fatto di file

Il sito che costruirai in questo corso è una cartella di pagine. Una pagina da sola non sa mandare email. Il modulo ha bisogno di un servizio che riceva le richieste e te le inoltri.

Quello usato nel corso è Web3Forms. Il piano gratuito, a settembre 2026, copre alcune centinaia di richieste al mese, molto più di quelle che riceve un’attività locale: le condizioni cambiano, quindi conviene guardarle sul sito del servizio quando apri l’account. Si apre un account con l’indirizzo su cui vuoi ricevere le richieste. Il servizio ti dà una chiave, un codice lungo che va messo nel modulo. La chiave è fatta per stare nella pagina, dove chiunque può leggerla. Dice al servizio a chi inoltrare: non va custodita come una password.

Due conseguenze da sapere adesso. Il servizio tratta i dati di chi ti scrive, quindi va nominato nell’informativa privacy. E le funzioni in più, come la risposta automatica a chi ha scritto, nei piani gratuiti di questi servizi di solito non ci sono.

Cosa succede dopo l’invio

È la parte che quasi nessuno cura, quella dove si perdono i contatti appena guadagnati.

Una pagina di conferma. Dopo l’invio il servizio rimanda chi ha scritto a una pagina del tuo sito, grazie.html, che dice che la richiesta è arrivata e quando risponderai. Se scrivi «ti richiamiamo entro un giorno lavorativo», mantienilo: quella frase è una promessa. La stessa pagina è anche il modo più semplice di contare i contatti: se ne parla nel terzo modulo.

Un’email a te. Immediata, con tutti i dati del modulo, all’indirizzo che leggi davvero. Non alla casella info@ che apri il venerdì.

Un’email a chi ha scritto, se la vuoi. Riduce le persone che, non vedendo niente, scrivono anche al concorrente. Nel piano gratuito non c’è. Una pagina di conferma chiara fa quasi lo stesso lavoro. Se la vuoi, i piani a pagamento di questi servizi costano pochi euro al mese.

Un posto dove finiscono le richieste. Anche un foglio di calcolo. Serve per non perderle e per sapere, fra tre mesi, quante ne sono arrivate e quante sono diventate clienti. È la base di tutto il lavoro di misurazione che viene dopo.

Il consenso, detto bene

Se raccogli nome e recapito stai trattando dati personali. Servono due cose non negoziabili: un rimando alla tua informativa privacy accanto al modulo e nessuna casella preselezionata.

Un dettaglio che fa la differenza e che spesso si sbaglia: il consenso a essere richiamato per la richiesta che la persona ti ha fatto è una cosa; il consenso a mandargli comunicazioni commerciali in futuro è un’altra, da chiedere a parte, con una casella facoltativa e non spuntata. Metterli insieme non fa risparmiare tempo: rende inutilizzabile il secondo.

Al lavoro con l’AI

Per progettare il modulo prima di costruirlo.

«La mia attività è [cosa fai]. Quando qualcuno mi contatta dal sito, per richiamarlo e dargli una risposta utile ho bisogno di sapere: [elenca]. Proponimi il modulo di contatto più corto possibile che mi permette di richiamare. Per ogni campo che proponi dimmi perché non posso chiederlo al telefono. Il modulo sarà gestito da Web3Forms e dopo l’invio porterà a una pagina grazie.html: scrivimi il testo di quella pagina, in italiano, breve e senza entusiasmo, con il tempo in cui rispondo.»

Per il controllo finale, prima di pubblicare:

«Ecco il modulo che ho costruito: [descrivilo]. Dimmi: 1) quali campi toglieresti perché abbassano gli invii senza servirti davvero; 2) se il consenso al ricontatto e quello alle comunicazioni commerciali sono tenuti separati e, se non lo sono, come correggerlo; 3) cosa succede se qualcuno invia il modulo vuoto o con un’email sbagliata.»

Errori comuni

  • Il modulo lungo: undici campi producono tre invii in due mesi, tre campi ne producono quaranta. Il resto si chiede al telefono.
  • Il numero di telefono non cliccabile, o dentro un’immagine: chi è in piedi davanti a un cantiere non lo copia a mano.
  • Nessuna conferma dopo l’invio: chi non vede niente pensa di non aver inviato e scrive anche al concorrente.
  • Dimenticare il servizio del modulo nell’informativa: riceve i dati di chi ti scrive e va nominato.
  • L’email delle richieste su una casella che nessuno apre: il contatto arriva e muore lì.
  • Un solo consenso per ricontatto e marketing: sembra far risparmiare un passaggio e rende inutilizzabile la lista che stai costruendo.

Checklist operativa

  • Riduci il modulo ai campi che ti servono per richiamare. Conta quanti ne restano.
  • Rendi il numero di telefono cliccabile e ripeti l’azione principale in cima, a metà e in fondo.
  • Apri un account gratuito su Web3Forms con l’indirizzo su cui vuoi ricevere le richieste. Conserva la chiave.
  • Scrivi il testo della pagina di conferma, con il tempo di risposta che sei sicuro di rispettare.
  • Fai arrivare l’email delle richieste a un indirizzo che leggi ogni giorno.
  • Prepara il posto dove annoti le richieste ricevute, anche un foglio di calcolo.
  • Separa il consenso al ricontatto da quello alle comunicazioni commerciali. Non preselezionare niente.

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