Modulo 1 · Cosa deve fare il tuo sito

A cosa serve davvero il tuo sito

8 minuti di lettura A cura di Dario Pagnoni

Lezione gratuita del laboratorio Il tuo sito online in un fine settimana.

Dal campo

Un’impresa di serramenti rifà il sito dopo undici anni. Ci mette dentro tutto: la storia dell’azienda dal 1978, il parco macchine, le certificazioni, una galleria con centoventi fotografie di lavori finiti. Costo, quattromila euro. Dopo sei mesi le richieste arrivate dal sito sono due.

Guardando i numeri, il problema era evidente: quasi tutti arrivavano da telefono, cercando «serramenti» più il nome di un paese. Cercavano una cosa sola. Il numero di telefono. Che stava in fondo alla pagina dei contatti, terzo livello di menu, scritto in grigio chiaro.

Il sito non era brutto. Rispondeva alla domanda sbagliata: raccontava chi era l’azienda a gente che voleva sapere se poteva chiamarla oggi.

Sui casi di questo corso

I casi che aprono le lezioni sono composti: mettono insieme situazioni ricorrenti nel lavoro con le piccole imprese, non raccontano un cliente identificabile. Le cifre danno l’ordine di grandezza di quello che succede di solito, non un risultato promesso.

Come si usa questo corso

Il corso porta a un sito online in un fine settimana. Il sito dimostrativo è stato costruito così, seguendo queste nove lezioni con i loro prompt: è il risultato a cui puntare.

Alcune cose però richiedono giorni e vanno avviate nella settimana prima. In tutto è mezz’ora.

  • Il dominio, cioè l’indirizzo del sito. Se non ce l’hai, compralo (lezione 7). Se ce l’hai, verifica di avere nome utente e password del pannello di chi te l’ha venduto: è il blocco più frequente, perché li aveva chi ha fatto il sito vecchio.
  • Il profilo Google Business, la scheda della tua attività su Google e sulle mappe. Crealo o rivendicalo adesso: la verifica può richiedere qualche giorno (lezione 9).
  • Le foto. Squadra, luogo, lavori finiti, fatte col telefono e con buona luce (lezione 5).
  • Il vocale. Due minuti in cui spieghi la tua attività a un amico, da far trascrivere (lezione 4).
  • Gli account. Un assistente AI in chat, Cloudflare e Web3Forms: tutti e tre gratuiti.

Poi il fine settimana:

  • Sabato mattina: il primo modulo. Le tre righe, la struttura, il modulo di contatto.
  • Sabato pomeriggio: i testi e le immagini (lezioni 4 e 5).
  • Domenica mattina: la costruzione delle pagine (lezione 6).
  • Domenica pomeriggio: la pubblicazione all’indirizzo provvisorio, la misurazione, le fondamenta per Google (lezioni 7, 8 e 9).
  • Lunedì mattina: il collegamento del dominio e i controlli dal telefono. Poi lo dici ai clienti.

Le parole che incontrerai

Il corso usa pochi termini tecnici, ognuno spiegato dove serve. Eccoli in anticipo.

  • Dominio: l’indirizzo del sito, come tuaattivita.it. Si paga un anno alla volta a un registrar, l’azienda che vende i domini (Aruba, Register.it e simili).
  • Browser: il programma con cui apri i siti, come Chrome, Safari o Edge.
  • Assistente AI in chat: ChatGPT, Claude o simili. Gli scrivi cosa ti serve e ti risponde con testi e file.
  • Prompt: la richiesta che scrivi all’assistente. Ogni lezione ne ha di pronti da copiare, con le parti fra parentesi quadre da completare.
  • File HTML: una pagina del sito. Con un doppio clic si apre nel browser.
  • Foglio di stile: il file style.css, che decide l’aspetto di tutte le pagine.
  • Cloudflare Pages: il servizio gratuito che mette online la cartella del sito.
  • Web3Forms: il servizio gratuito che ti manda via email le richieste del modulo di contatto.
  • DNS: le impostazioni del dominio che dicono dove si trova il sito e dove arriva la posta. Si toccano una volta sola, nella lezione 7.
  • https: la versione protetta di un indirizzo, quella con il lucchetto. Senza, il browser mostra un avviso.

La domanda che viene prima di tutto

Prima di scegliere lo strumento, il colore e il carattere, serve una risposta scritta a una domanda sola: cosa deve succedere quando qualcuno arriva sul sito?

Non «cosa deve esserci», che porta a mettere dentro tutto. Cosa deve succedere: una telefonata, un messaggio, un preventivo richiesto, una prenotazione, un ordine, una visita in negozio.

È una sola azione, non cinque. Se ne elenchi cinque, il sito ne otterrà zero, perché una pagina che chiede cinque cose non ne chiede nessuna con convinzione. Le altre quattro possono esistere, in secondo piano, ma una sola comanda il progetto.

Per i serramenti la risposta era «una telefonata o un modulo compilato». Tutto il resto, storia, macchine, certificazioni, poteva restare, ma non poteva stare davanti.

Chi arriva, davvero

Il secondo pezzo è chi sta dall’altra parte: conviene essere concreti fino all’imbarazzo.

Nella maggior parte dei casi, per una piccola impresa italiana, è una persona sul telefono, con poca pazienza, che ti sta confrontando con altri due nomi trovati nella stessa ricerca. Non è arrivata per leggere. È arrivata per decidere se vali una chiamata.

Tre cose devono essere chiare in dieci secondi, senza scorrere:

Cosa fai. In parole che userebbe chi cerca, non quelle del tuo settore. «Serramenti in PVC e alluminio, posa e assistenza» batte «soluzioni per l’involucro edilizio».

Dove lo fai. Per un’attività locale è metà del lavoro: chi cerca vuole sapere se arrivi da lui. Provincia e zone servite, scritte, non lasciate intuire.

Cosa può fare adesso. Il numero, il pulsante, il modulo. Visibile senza cercarlo.

Se queste tre cose non ci sono nella prima schermata, il resto del sito non verrà letto da nessuno.

Cosa il sito non deve fare

Vale la pena dirlo, perché è dove si spendono soldi e settimane.

Non deve raccontare la storia dell’azienda in apertura. La storia interessa a chi ha già deciso di fidarsi, non a chi sta decidendo se chiamarti: sta più in basso, o in una pagina sua.

Non deve stupire. Le animazioni, i caroselli, il video a schermo intero che parte da solo: rallentano il caricamento. Chi arriva da un telefono con due tacche di rete se ne va prima di vederli.

Non deve essere completo. La tentazione di mettere ogni servizio, ogni variante, ogni caso, produce un menu con quattordici voci dove non si trova niente. Meglio tre servizi spiegati bene che quattordici elencati.

L’esercizio da cui parte tutto il corso

Prendi un foglio e scrivi tre righe. Cosa deve succedere quando qualcuno arriva. Chi è quel qualcuno, in una frase concreta. Cosa deve capire nei primi dieci secondi.

Queste tre righe sono il documento che guiderà ogni decisione successiva. Sono anche quello che darai all’AI quando comincerai a farti scrivere i testi. Senza, riceverai il sito medio di chiunque: bello, generico, muto.

Al lavoro con l’AI

Da fare prima di aprire qualunque strumento, con le tre righe già scritte di tuo pugno.

«Ho un’attività di [cosa fai] a [dove]. Ecco cosa ho scritto sul mio sito: cosa deve succedere quando qualcuno arriva, chi è questa persona, cosa deve capire subito. Non scrivere ancora niente per il sito. Fammi cinque domande, una alla volta, per capire se la mia risposta è troppo generica: in particolare chiediti se quello che ho scritto potrebbe valere identico per un mio concorrente. Se sì, dimmelo e chiedimi cosa mi distingue davvero, con esempi concreti di lavori o clienti.»

Poi, per mettersi dall’altra parte:

«Adesso fai finta di essere una persona che cerca [il tuo servizio] a [la tua zona] dal telefono e ha fretta. Dimmi quali tre informazioni cerchi per prime e in che ordine, poi cosa ti farebbe chiudere la pagina e passare al risultato successivo.»

Errori comuni

  • Partire dalla grafica: colori e caratteri sono le ultime decisioni, quelle che l’AI risolve da sola. Cosa deve succedere sul sito non lo risolve nessuno al posto tuo.
  • Chiedere al sito cinque cose insieme: una pagina che propone cinque azioni non ne ottiene nessuna. Una comanda, le altre stanno dietro.
  • Aprire con la storia dell’azienda: interessa a chi si fida già, non a chi sta decidendo se chiamarti.
  • Scrivere nella lingua del proprio settore: chi cerca usa parole diverse dalle tue: sono quelle che digita.
  • Dimenticare dove lavori: per un’attività locale è metà dell’informazione: va scritta, non lasciata intuire dal prefisso telefonico.

Checklist operativa

  • Avvia le cose che richiedono giorni: dominio, profilo Google Business, foto, vocale, account.
  • Scrivi in una riga cosa deve succedere quando qualcuno arriva sul sito: una cosa sola.
  • Descrivi in una frase concreta chi è la persona che arriva, con che dispositivo e con quanta fretta.
  • Elenca le tre cose che deve capire in dieci secondi, con le parole che userebbe lei.
  • Verifica che quelle tre righe non valgano identiche per un tuo concorrente: se valgono, riscrivile.
  • Apri il sito che hai oggi (o quello di un concorrente) dal telefono e cronometra quanto ci metti a trovare il numero di telefono.